ph. Umberto Genovese

 

LA FESTA

Madonna del Pollino Rivivi la festa 

(di Federico Ferrari)

In Cammino con Maria Docufilm 

(di Walter Molfese)

Nel Sud Guarda il documentario

(di Ernesto De Martino)

 

Il culto della Madonna del Pollino è una delle feste mariane più interessanti e espressive dell’area calabro-lucana. Si tratta di una ricorrenza molto complessa: la statua della Madonna è venerata a San Severino Lucano (Pz) e i festeggiamenti sono articolati in diversi momenti dell’anno. Il simulacro è traslato al santuario, che sorge sulle pendici settentrionali dell’omonimo Massiccio calabro-lucano a 1537 m s.l.m., la prima domenica di giugno e ricondotta in paese la seconda domenica di settembre, mentre la festa vera e propria si svolge il venerdì, il sabato e la domenica della prima settimana di luglio. Questa ciclicità richiama per analogia l’antica pratica pastorale della transumanza, che caratterizzava fino a qualche decennio fa l’economia e il modus vivendi delle popolazioni site ai piedi del monte Pollino, ormai meta turistica apprezzata e conosciuta in tutta la penisola.

 

  • Primo momento: la salita al santuario – il sabato e la domenica della prima settimana di giugno

 

SABATO

La prima giornata di questa prima fase celebrativa, è preceduta da una novena, pratica devozionale cattolica che consiste nella ripetizione di preghiere dedicate alla Madonna, per i nove giorni consecutivi precedenti la festa. Nel pomeriggio, il paese si prepara ad assistere alla funzione liturgica che darà inizio ai festeggiamenti in onore della Madonna di Pollino. I protagonisti di questo momento sono gli abitanti di San Severino e delle contrade sparse nel territorio, a riprova dello spirito di coesione che coinvolge tutta la comunità in vista della festa. Dopo la Santa Messa, la statua è portata a spalla in processione lungo il corso principale e i vicoli più antichi e suggestivi del paese. Alcuni tratti del percorso sono cosparsi di petali di rose rosse e di giglio, fiori con una chiara simbologia: il sangue di Cristo e la purezza della Vergine Maria. Il corteo si ferma davanti alle soglie di chi non può partecipare alla processione, ma che vuole rendere omaggio alla statua, offrendo denaro e recitando qualche sommessa preghiera. Dopo la processione, la statua è riposta nella nicchia lignea per ricevere il saluto finale dei fedeli, soprattutto di quelli che non potranno accompagnarla al monte l’indomani.

 

DOMENICA 

Alle 6.00 è celebrata la Santa Messa e alla fine della funzione, alcuni Fratelli preparano la portantina e sollevano a spalla la statua. L’uscita della statua è accompagnata da applausi, lanci di petali, botti e dalle note della banda, in un’atmosfera resa ancora più mistica dalle prime luci dell’alba: inizia così un lungo percorso diviso in tappe di 18 km circa fino al santuario. Percorrendo tutta la strada a piedi e fronteggiando il caldo destinato ad aumentare con il passare delle ore, i pellegrini offrono la propria fatica e il cammino percorso opera una catarsi che li renderà puri, degni al cospetto della Madonna.

La prima tappa è il cimitero, come se le anime dei defunti volessero onorare la partenza della Vergine; qui si fermano le persone anziane o chi non può, per vari motivi, salire al monte. Durante le tappe, la statua è collocata su dei podi di cemento, disseminati per tutto il percorso e denominati in dialetto pisuoli, costruiti da famiglie come atto di devozione e in occasione della processione sono decorati con tovaglie bianche e fiori di vari colori. Durante le soste, che consentono il cambio dei Fratelli che sostengono la statua, la famiglia ospitante distribuisce al corteo, come segno di devozione, ogni genere di vivande, che consumate collettivamente trascendono la dimensione quotidiana per diventare offerta sacrale. Le soste costituiscono anche momenti d’aggregazione: le persone si salutano, s’informano sulla salute dei rispettivi familiari e si promettono vicendevolmente visite. Al corteo iniziale si aggiungono pellegrini provenienti dai paesi vicini lucani e calabresi e parallelamente all’evento religioso, si crea un clima reso goliardico dalla presenza di suonatori di zampogna, organetto, tamburello e ciaramella, i quali danno il pretesto per danze improvvisate, animate dagli stessi Fratelli, e acconsentono volentieri alle richieste musicali dei fedeli. Le melodie dei suonatori tradizionali e la danza sono forme simboliche, evocate dal contesto festivo per dare alla collettività un mezzo di comunicazione universale e primigenio, che ha mantenuto, nel culto della Madonna del Pollino, tutto il suo valore devozionale, ma soprattutto l’efficacia rituale. Verso le 9.30, il corteo, preceduto e accolto dalla banda, giunge a Mezzana Torre, frazione di San Severino, dove la processione continua. Lungo il percorso, sono allestiti dei tavoli votivi davanti le abitazioni dei fedeli che vogliono ospitare la Madonna, renderle omaggio e chiederle protezione. La processione prosegue fino a Mezzana Salice, un’altra frazione che costituisce il nucleo più numeroso del paese. Dopo una celebrazione liturgica, la processione prosegue per le viuzze del borgo, con le soste di rito e verso le 14.00, il corteo riprende il cammino verso il monte: quest’ultimo è il tratto più arduo, dato il dislivello altimetrico tra Mezzana e il santuario e alcuni pellegrini lo percorrono a piedi nudi come segno di prostrazione e umiltà. L’arrivo della Vergine è salutato con applausi e grida di gioia. Prima dell’ingresso nel santuario, la statua è sollevata a mo’ di trionfo per tre volte al grido di evviva la Madonna di Pollino e collocata sul podio nel sagrato del santuario, che rimarrà aperto per tutta l’estate.

Un’ultima funzione liturgica chiude la prima fase di questo culto.

 

 

  • Secondo momento: la festa sul monte – Il venerdì e il sabato precedenti la prima domenica di luglio

 

VENERDI 

La festa montana è socialmente composita per i migliaia di pellegrini provenienti dal sud dell’Italia, in particolare dalla Calabria. L’afflusso dei pellegrini inizia in mattinata e subisce un incremento nel pomeriggio. Non bisogna dimenticare, senza nulla togliere al sentimento religioso, che il monte Pollino è una delle mete più visitate della regione e molte comitive vi trascorrono una parte delle vacanze estive, che coincide con l’evento festivo: si crea un’identificazione tra il pellegrino e il turista. Per la durata di tre giorni, i pellegrini risiedono sul monte allestendo accampamenti quasi a creare un vero e proprio villaggio provvisorio ma del tutto autosufficiente. Viene celebrata una funzione liturgica, seguita dalla processione del Santissimo intorno al santuario e dai botti offerti da Cassano. La notte è il momento in cui si manifesta l’aspetto ludico e festivo della celebrazione: ogni accampamento è animato da canti e danze, che si identificano in due sole  forme: la tarantella e la pastorale. La danza non è soltanto una manifestazione di gioia e divertimento, ma rientra nei meccanismi di comunicazione fra i pellegrini, assumendo così una fondamentale importanza come solennità sacra e rituale.

 

SABATO

Alle prime luci dell’alba, è celebrata una funzione liturgica al termine della quale, alcuni fedeli, osservando un rigoroso silenzio, allestiscono la portantina per portare, più tardi, la statua in processione. Questa era preceduta dall’incanto, un’asta che si svolgeva per decretare quale paese avesse il diritto di trasportare la statua durante la processione: la base dell’offerta era fissata, per diritto, dal procuratore di San Severino Lucano. L’asta, un elemento che può sembrare estraneo all’interno di un culto pur sempre a carattere religioso, aveva un ruolo molto importante perché risolveva su un piano culturale l’antagonismo tra i vari paesi che, attribuendosi la paternità del culto, reclamavano il diritto di trasportare  la statua. Una parte del denaro raccolto proveniva dal contributo degli emigranti, che così partecipavano simbolicamente alla festa, manifestando una devozione attiva e tangibile, nonché la volontà di rinsaldare il vincolo affettivo con il paese natio. Molte lettere, infatti, erano inviate al parroco: denaro, piccoli oggetti preziosi, richieste di grazia e ringraziamenti per averla ricevuta dimostravano un’integrazione incompleta, un attaccamento viscerale alla propria cultura e ai propri santi, che sono ritenuti più influenti di quelli venerati nelle nuove chiese. Durante la processione, accompagnata dalla banda e dai suonatori, la statua è preceduta dai cinti, costruzioni votive formate da candele disposte in un’ossatura di legno a forma di tempio, decorate con nastri, fiori, merletti, cartapesta e con l’effige della Madonna venerata sul monte.

 

DOMENICA

Quest’ultima giornata è la conclusiva, tutto il rituale è stato compiuto. Sul monte regna quasi il silenzio, dopo due giorni di assoluto caos, ma l’afflusso dei pellegrini continua… 

Verso le 11.00, è celebrata l’ultima funzione che chiude ufficialmente la festa.

    Il santuario rimarrà aperto durante tutto il mese d’agosto e ogni domenica mattina sarà celebrata la funzione liturgica in onore della Madonna.

 

 

  • Terzo momento: la discesa dal monte – il sabato e la domenica della seconda settimana di settembre

 

SABATO

I preparativi di quest’ultima fase che riporterà la Madonna in paese,  iniziano nel pomeriggio. I membri della confraternita si occupano della pulizia e della sistemazione dei locali per trascorrere la veglia che precede il percorso di ritorno.

Oltre alla Fraternità, vi partecipano esclusivamente gli abitanti di San Severino e qualche famiglia di Rotonda e Francavilla in Sinni. Un’ampia stanza del ricovero adiacente al santuario è stata preparata per la cena della confraternita e degli altri devoti presenti. Le tavolate sono imbandite con alimenti di ogni genere: pane, biscotti, salumi, formaggi, carne e naturalmente vino. Il cibo rituale in quest’occasione è “u pan cafàt”,cioè un’intero pane dal quale è stata tagliata la parte superiore, tolta la mollica e riempita da una frittata di peperoni e salsiccia. Dopo la cena, la comunità è solita dividersi: le donne vanno in chiesa, la confraternita con altri a seguito sostano al chioschetto per bere ancora qualcosa, ma le tavole rimangono imbandite. All’interno del Santuario, durante la notte, ha luogo la veglia, accompagnata da preghiere e canti tradizionali.

 

DOMENICA

Alle 4.00 circa, la confraternita si reca in chiesa per allestire la portantina: ogni pezzo è pulito con cura e messo insieme con la massima delicatezza e le ultime operazioni riguardanti il fissaggio della statua sono accompagnate dai canti dedicati alla Madonna. Dopo la funzione liturgica, alcuni membri della confraternita sollevano la portantina e si dirigono lentamente all’uscita per guidare la fiaccolata durante la quale si recita il rosario. Il corteo segue a ritroso il tragitto percorso nel mese di giugno, sostando nei punti in cui si trovano “i pisuoli”. Alle 8. 30, si arriva alle soglie di Mezzana Salice: la processione è accolta dalla banda di Cassano, che si mette in testa al corteo per entrare trionfalmente nella frazione. Per la strada, si uniscono i gruppi di fedeli provenienti dai vari paesi lucani e calabresi e i suonatori di tamburello e organetto. All’interno del borgo sono già pronti i tavoli votivi per compiere  il rituale d’accoglienza del tutto simile a quello preparato per la salita al monte. La sosta più importante è il crocicchio vicino al ponte del fiume Frida: migliaia di fedeli aspettano la Madonna, che è collocata su un altare per accogliere il saluto e le preghiere di tutti i suoi devoti. Dovunque la presenza di suonatori anima le danze, tra cui domina la tarantella calabrese, ma anche la musica diffusa dalle radio è  un elemento abbastanza forte. La processione riprende poi il cammino fino alla chiesa: dopo la funzione liturgica, il corteo prosegue l’itinerario per i vicoli, al termine del quale sarà celebrata un’altra funzione, prima di dirigersi verso l’altro borgo, Mezzana  Torre, dove la processione continuerà. Alle 17.30 circa, si arriva al cimitero di San Severino: anche questa è una tappa molto importante, centinaia di devoti provenienti dai paesi vicini (Rotonda, Viggianello, Terranova di Pollino, Francavilla in Sinni e Cersosimo) accolgono la Madonna, qualche donna distribuisce cibo e bevande prima che la processione riprenda il percorso all’interno del paese, pronto ad accogliere la sua protettrice di ritorno dalla pausa estiva; molta gente è alle finestre per lanciarle dei fiori e sventolare qualche fazzoletto in segno di saluto, non senza l’accompagnamento della banda. Giunta davanti la chiesa, la statua è sollevata tre volte al grido di evviva la Madonna di Pollino, secondo il rito compiuto a giugno sul sagrato del santuario. All’entrata della statua, i fedeli che l’aspettavano in chiesa si alzano solennemente e applaudono estasiati. L’inno alla Madonna di Pollino accompagna il lavoro dei Fratelli che smontano la statua dalla portantina e la sistemano nella nicchia. Dopo la celebrazione liturgica, un grandioso spettacolo pirotecnico chiude ufficialmente i festeggiamenti in onore della Madonna: i fuochi pirotecnici hanno un significato particolare, perché rappresentano il culmine e la fine della festa e la consapevolezza di un ritorno al quotidiano.

 

Dal 1974, la Madonna di Pollino si venera a Buenos Aires, come il proseguimento di un’antica devozione. Ogni anno, il due giugno, un gruppo di connazionali d’oltre oceano, si riunisce nella parrocchia Buen Pastor Avenida Araguren, dove è stata collocata una statua della Vergine che riproduce la Madonna del Pollino. Questo culto è curato dall’associazione Madonna di Monte Pollino, fondata dalla comunità di Viggianello Lucano (Pz). Dopo una breve celebrazione liturgica, la statua è portata in processione per le vie del quartiere Caballito per essere poi venerata da ogni fedele nella piccola chiesa argentina.

 

(Materiale Mariafrancesca Ciminelli)